Il direttore generale relatore presso l’Università di Foggia sul tema della CSR

Mercoledì 29 maggio, presso l’Università di Foggia, dipartimento di economia, è stato presentato l’VIII Rapporto Nazionale

sull’impegno sociale delle aziende. Nell’occasione si è avviato un confronto costruttivo e sinergico con alcune realtà imprenditoriali regionali, particolarmente sensibili all’implementazione delle politiche aziendali di sostenibilità sociale ed ambientale. Tra i relatori intervenuti, anche il nostro direttore generale, Augusto de Benedictis, che ha illustrato il ruolo fondamentale e gli interventi concreti del Credito Cooperativo sul tema della responsabilità sociale e ambientale.

La responsabilità sociale delle imprese cresce anche in Italia, e sembra mettere radici sempre più solide all’interno delle organizzazioni, che sempre più numerose si impegnano su questo terreno. Tra le opzioni che potrebbero rendere più stabili gli investimenti in CSR (Corporate Social Responsibility), la più referenziata è la creazione di un marchio di distinzione per quelle aziende che operano in maniera responsabile.

Secondo i dati dell’Osservatorio Socialis, presentati all’Università degli Studi di Foggia nel corso dell’incontro “La CSR in Italia: un quadro d’insieme degli obiettivi conseguiti e dei ‘sentieri’ da esplorare”, promosso dal CSR Lab del Dipartimento di Economia, diretto dal Prof. Mauro Romano, nel 2018, il 52% delle aziende italiane che ha implementato attività di CSR e sostenibilità ha dichiarato che l’esistenza di un elemento distintivo che attesti le proprie buone pratiche porterebbe ad una stabilizzazione degli investimenti in CSR.

L’VIII edizione del Rapporto sulla CSR in Italia di Osservatorio Socialis registra il progredire della cultura e della pratica della responsabilità sociale d’impresa tra le aziende italiane di medie e grandi dimensioni (più di 80-100 dipendenti): delle 400 aziende protagoniste dell’indagine l’85% dichiara di impegnarsi in CSR (era il 42% nel 2001) e tra queste il 52% lo farebbe con maggiore costanza se avesse un marchio ad attestarlo, come pure l’emanazione di una norma che dia la possibilità di ottenere detrazioni fiscali sarebbe un incentivo alla stabilizzazione degli investimenti  auspicata dal 50% del campione.

«La CSR da strumento accessorio e poco considerato è diventata un valore essenziale e necessario per le imprese – ha spiegato Roberto Orsi, Direttore dell’Osservatorio Socialis – Un cambio di passo significativo, che premierà sul mercato chi sarà in grado di seguire un percorso definito per integrare i comportamenti socialmente responsabili con l’organizzazione aziendale, le aspettative dei consumatori e la filiera produttiva».

Il primo vantaggio riconosciuto alla CSR è proprio sul fronte del mercato: oltre il 50% delle imprese che ha investito in CSR ha rilevato un miglioramento del posizionamento, della reputazione ed anche un aumento della notorietà; in quasi 4 casi su 10 si è riscontrato un aumento della fidelizzazione dei clienti. Tra i terreni di maggiore investimento, dichiarati dalle aziende impegnate in CSR, rientrano il coinvolgimento dei dipendenti, l’attenzione all’ambiente, la lotta agli sprechi, l’ottimizzazione dei consumi energetici e il ciclo dei rifiuti.

Il 49% delle imprese riconosce l’efficacia della CSR nell’agevolare i rapporti con le comunità locali e, in seconda battuta, con le pubbliche amministrazioni. Aumentano, pure solo in linea tendenziale, anche le ricadute positive sul clima interno all’azienda: il 44% registra un miglioramento del clima ed un maggior coinvolgimento del personale.

«Le aziende moderne – ha dichiarato il Prof. Mauro Romano, Prorettore dell’Università di Foggia e Professore Ordinario di Economia Aziendale – hanno il dovere di affrontare i propri rischi e di calibrare le proprie scelte di gestione nella direzione di una estrema attenzione ai profili socio-ambientali e di trasparenza e correttezza dei processi di governo. La nuova sfida per chi gestisce un’azienda è la sostenibilità, cioè quella condizione di sviluppo economico che sia in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. In questa prospettiva  continua il Prof. Romano-, la sostenibilità deve essere considerata vincolo imprescindibile per tutte le decisioni aziendali; un ruolo culturale primario dovranno certamente avere gli economisti, gli economisti d’azienda in particolare, se sapranno portare, prima all’interno delle nostre aule, ai nostri studenti, artefici delle aziende del futuro, e poi all’interno della comunità scientifica, delle autorità legislative e regolatorie e dei board, umanità, sensibilità, visione, innovazione, cultura e responsabilità d’impresa”.

fonte UniFG

Lascia un commento